VIVERE OLTREFRONTIERA

Viaggio tra testimoni di spirito fraterno e di forza interiore: da Bose... al Sahara. Come filo-rosso i valori scalabriniani: l'empatia, la solidarietà con chi ha superato FRONTIERE, vive da MIGRANTE o da FRATELLO universale...

23 février 2009

un valore sempre vivo

l'arte di accogliere

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“Ma venga avanti... entri!” parole che qui all’estero lasciano sempre sorpresi. La gente che si presenta alla Missione cattolica italiana esita un po’... non è abituata. Gli inglesi, infatti, qui ti lasciano sulla porta: no, non si entra. Sarà il loro senso della privacy, il senso del dominio del mondo di un tempo, il carattere solitario di un’isola... insomma, essere accolti, accomodarsi è sempre una sorpresa...

continua in:

http://www.http://www.giovani.org/2008/

http://perfettaletizia.blogspot.com/2009/02/larte-di-accogliere.html

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22 février 2009

Lettere da Gibuti, comunita' cristiane nel mondo musulmano

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Edizioni Messaggero Padova Pagg. 88 Euro 7,00

Gibuti è una giovane repubblica dell’Africa orientale, antica colonia francese, indipendente dal 1997. La maggioranza della popolazione (98 percento) è musulmana di rito sunnita. Dall’esperienza di missione a Gibuti è nato questo libro, testimonianza viva e concreta di una chiesa povera, minoritaria, ma forte di una vocazione coraggiosa che si riscopre nella sua originalità evangelica, nella passione per l’uomo e per tutti gli uomini, senza distinzione. Nella terra dove i credenti vivono la grandezza di Dio si fa testimonianza di un Dio che è Amore.

Spiccano nella lettura alcuni volti come quelli delle Suore di Gibuti Donne di carità, di frontiera e di obbedienza. Tra di loro la figura di suor Anna, anziana donna veneta di gran cuore e altrettanto temperamento, capace, talvolta, di presentarsi alla polizia per fare le sue rimostranze: «Voi trattate come animali questi emigranti!». I poliziotti la ascoltano rispettosamente in silenzio e restano interdetti. L’impegno delle suore cristiane in questa terra musulmana è assicurare la presenza viva del Vangelo non solo attraverso le attività, ma attraverso l’impegno vissuto nella gioia e realizzato nell’amore.

Pregevole la post-fazione di Giulio Albanese sulla problematica delle Afriche (volutamente al plurale) che ricorda quanto lo scrittore senegalese Cheick Anta Diop affermava a proposito dei rapporti Nord-Sud: Non abbiamo avuto lo stesso passato, noi e voi, ma avremo necessariamente lo stesso futuro.

Un libro agile, dalla prosa veloce e diretta, che può essere strumento di informazione e conoscenza per tutti ed in particolare per le parrocchie, per una sensibilizzazione missionaria e per una apertura interessante sul panorama multireligioso attuale.

Una promozione speciale per gli ordini cumulativi che arrivano al Messaggero
tramite e-mail emp@santantonio.org
  oppure telefonando al numero verde 800-508036.
Il ricavato dei diritti d’Autore del libro sarà destinato alla Diocesi di Gibuti
per la vita delle comunità cristiane: un libro che si fa gesto missionario.

http://www.edizionimessaggero.it/ita/ufficiostampa/ufficiostampa_comunicato.asp?ID=149&m=1&a=2009

Grazie dall'Africa!

Agenzia SIR:

10:55 - AFRICA: THE EXPERIENCE OF A MISSIONARY IN DJIBOUTI, “SMALL OASES IN THE MIDST OF ISLAM”
“Africa teaches us and reminds us of a cleansed, essential, completely selfless Christianity”: this is how father Renato Zilio, a Scalabrini missionary in the Republic of Djibouti, in the Horn of Africa, describes the experience of his small Christian community in the midst of Islam.

visita sito roma-intercultura: http://www.roma-intercultura.it/index.php?sez=Link

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11 février 2009

tante storie di emigrati

emigranti12

noi emigrati in

terra inglese..

Era appena terminata per tutti la guerra. Per loro, però, ne incominciava subito un’altra: l’emigrazione. Il fronte era l’Europa industriale. Era l’Inghilterra, ad esempio. Qui dovevano imparare a combattere con un clima maledetto. «In una sola giornata», ti dicono ancora oggi, «qui si vivono quattro stagioni!». In una terra in pieno mare, la meteorologia cambia continuamente e sempre in peggio, si guasta. E poi combattere con una lingua incomprensibile, con un ritmo di lavoro da prima nazione industriale europea (la pausa-pranzo anche oggi è di mezz’ora) e con un nuovo status: diventare operai, da contadini che si era prima. E, in fondo, combattere con una nuova identità: sei migrante. Sei di una razza inferiore, vieni da altrove. E questi eravamo noi, gli italiani...

articolo su Il nostro tempo di Torino,

cliccare:

il_nostro_tempo

oppure sul sito dei francescani:

http://perfettaletizia.blogspot.com/2009/02/le-tante-storie-degli-immigrati.html

Posté par renatozilio à 10:26 - Commentaires [1] - Rétroliens [0] - Permalien [#]



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