cammino di creativita'
“Un uomo è come un iceberg.” Irene mi guarda in silenzio assorta, annuisce con la testa, con accanto Mohammed, pensieroso ma tranquillo. Forse accetteranno questo challenge: vivere insieme, costruire insieme la loro vita. Sui bordi delle loro due culture agli estremi del Mediterraneo con due religioni differenti: una vera sfida. Ho appena loro spiegato che una persona non è solo quello che si vede, con i suoi luminosi occhi neri, la bella altezza, il tocco e tutto il suo charme esotico. Ma è anche un mondo invisibile, nascosto dietro: la sua cultura, la sua religione, il lunghissino cammino di civiltà fatto dalla sua gente, la sua famiglia e le attese, i suoi valori e disvalori. È quel mondo nascosto da cui uno emerge, come un iceberg, ma la parte sommersa è ben più grande. Lo si comprende spesso dopo tanti passi fatti insieme e, forse, tanti in opposte direzioni. Così, non si sposa solo un uomo, ma si sposa, senza saperlo, tutto il mondo dell’altro.
la via vrucis di una scuola inglese

Westminster, una Via Crucis originale
Una musica eterea, quasi da film, tragica e sorprendente, invade le navate della cattedrale di Westminster e come una brezza ti passa sul volto. A piedi scalzi, con i vestiti, i turbanti e le toghe di Palestina, eccoli uscire dalla folla seduta, avanzare a passo lento, uguale e cadenzato come seguissero un funerale. Sono una ventina di piccoli attori di 10-13 anni. La scuola cattolica St. Vincent de Paul, infatti, presenta oggi la Via Crucis, mentre centinaia di occhietti osservano la scena come magicamente catturati: sono gli altri studenti, tutti in divisa blu e cravatta, come da sempre si costuma qui.
domenica della trasfigurazione
una speranza che ci fa sognare
Domenica della Trasfigurazione del Signore. Alla messa della nostra comunità di italiani emigrati, al Padre nostro, salgono attorno all’altare dei ragazzi...
Alcuni sono italiani, altri, dal bel colore olivastro, eritrei. Sono dodici, portano sul palmo un lumino appena acceso al cero pasquale; il silenzio e lo sguardo della gente li accompagnano fin sopra i gradini. Consegnato, infatti, all’entrata, era rimasto a lungo un punto interrogativo. Ma poi dopo l’omelia capiscono che essi stessi ricordano i primi discepoli e milioni di altri ancora, che hanno fatto lo stesso cammino di passione e di morte del Maestro. Una vita paradossale, un fallimento apparente. Trasfigurati ora come lui: una luce.
intervista all'autore
Riflessioni, come pagine di diario, suggerite dagli incontri quotidiani con persone o comunita' “di frontiera” in cui, a Londra come in Marocco o a Parigi, l’autore ritrova le tracce del volto di Dio. Esperienza viva, attualissima, trasformante, anche per il lettore. Per andare alla frontiera di se stessi, della propria fede, del proprio mondo. R - È un luogo dove si scopre Dio, dove Dio si rivela, dove preferisce manifestarsi. È un luogo privilegiato per costruire l’originalità cristiana della fratellanza: amare l’estraneo, lo sconosciuto, l’altro. Situazione evangelica per eccellenza, essa dice la forza di Dio nel superare le nostre barriere.
D - Che cos’è la frontiera per lei?
R - Cerniera del mio rapporto con l’altro, essa può separare o congiungere, ma senz’altro induce a paragonare, a confrontare, a confrontarsi e a volte ad affrontarsi. “Luogo particolare dell’incontro e del confronto, dell’autonomia e della simbiosi, dell’identità e dell’alterità che si danno appuntamento, del contatto con un altro cammino umano che si incrocia, con un altro mondo”. È là dove si impara ad essere porosi, come suggeriscono i sociologi, e ciò ricorda la massima: “I sistemi si oppongono, gli uomini si incontrano”. Le frontiere sono ormai arrivate in casa nostra, si sono spostate, l’incontro con uomini, culture e mondi differenti si ritrova in molti nostri paesi. Ci fa vivere situazioni nuove, inedite e interculturali.
giornata dei migranti
la parabola dell’accoglienza
Ho vissuto la giornata mondiale dei migranti in un’accogliente parrocchia veneta provenendo da una metropoli, ora prima linea di combattimento dell’emigrazione dei nostri giovani italiani
Partito dalla multiculturale e stressante Londra, dove vivo in una parrocchia italiana animata anche da una comunità di portoghesi e di filippini, ho atterrato qualche giorno fa nel bel territorio trevigiano. Mi sono trovato in una chiesa parrocchiale dal campanile slanciato accanto a un castello signorile dall'aspetto antico e dalle superbe mura merlate: Roncade. Ho celebrato, allora, con don Filippo e il parroco don Valeriano la messa della giornata mondiale dei migranti.
auguri di migranti
happy new year!
L’inizio d’anno è tempo di auguri anche a Londra. Mi scrive Boris, un giovane di Pontida, adottato felicemente da otto anni dal mondo multiculturale londinese: “Spero che i politici italiani si uniscano, invece di creare divisione.” Splendido augurio, cosciente forse di quello che si vive nella sua terra.
Altro augurio diretto agli italiani in patria è quello di Giordano, un brillante giovane veronese, capitato a Londra quasi per caso, come centinaia di altri nostri giovani e imbarcato in uno stage di giornalismo: “Auguro a me e a tutti i miei coetanei di avere fiducia in noi stessi, di vivere ogni giorno di questo 2012 con impegno, grinta e onestà, di fare le cose che amiamo e di farle con passione.
tempo di augurio
un augurio vero
Tanti auguri o stupende cartoline in questi giorni, arrivate dall’Italia e dalla Francia, mi hanno rallegrato e inquietato, allo stesso tempo.
L’augurio è sempre qualcosa di bello e di grande che accompagna un avvenimento, lo rende esplicito, lo fa particolare, accompagnando il nostro stesso modo di viverlo. Dall’Italia arrivavano auguri dipinti con la tavolozza della nostra sensibilità estetica: frasi dal registro poetico ampio, arioso, astratto, un po’ retorico. Dalla Francia, invece, un augurio sempre accompagnato da qualche riga veloce su ciò che il mittente ultimamente ha vissuto: occasione di una rapida e amichevole condivisione.
in libreria da gennaio 2012
“Quadri di vita vissuta, guardata con l’occhio attento e libero
che sa andare oltre l’apparenza della superficie e arrivare
in profondità,alla vera essenza di situazioni umane, all’anima"
dalla Prefazione dell' Abate di Montecassino
Dio attende alla frontiera
EMI Editrice missionaria 2012
Essere uomo di frontiera, colui che ha la lunga pazienza di cucirsi sulla pelle un vestito di terre e di cieli nuovi. Che si abitua a vedere paesaggi differenti, a spaziare nell’orizzonte dell’altro come una normalità. A vivere a fianco dell’altro con empatia, a oltrepassare i confini, nemici dell’umanità.
Ma contemplare, oggi, tutto questo, e' intravederne la forza segreta, riscoprire il medesimo e sempre nuovo volto di Dio: Colui che ti libera da te stesso. Il Dio dell’incontro. Colui che ti attende a ogni frontiera.
Riflessioni, come pagine di diario, suggerite dagli incontri quotidiani con migranti, con persone 'di frontiera' in cui, a Londra come in Marocco o a Parigi, l'autore ritrova tracce del volto di Dio. Esperienza viva, stimolante, trasformante. Anche per il lettore. Per andare al di la' di voi stessi, della vostra fede, del vostro mondo.
ultima domenica d'avvento
attendendo natale
È una mattina di domenica dall’aria fredda e pulita. Sbuco fuori a Notting Hill Gate, una bocca del metro londinese, e a pochi passi si sfiorano i mercatini di Portobello. Si coglie nell’aria qualche frase in italiano... i nostri sono sempre tra i primi frequentatori di questo posto, quasi per una strana devozione a una metropoli capitale dello shopping. Alla grande chiesa gotica di St Mary in the Angels mi accoglie una folta comunità cattolica, gente dei cinque continenti, nera e bianca, con i loro bambini, mentre assorbe assorta gli avvisi e la benedizione del parroco irlandese. Sciamano via tutti, poi, con fare veloce e tranquillo allo stesso tempo, mentre qualcuno sfiorandovi sussurra “Good morning”... Entra poi, alla spicciolata, un altro popolo. In pochi istanti, così, la chiesa vi sembra un meraviglioso pezzo di Portogallo.
attualita' del muro di berlino
change your life
A due passi dalla nostra parrocchia italiana a Londra in Brixton Road, si innalza in tutta la sua maestosità su un prato verdissimo il museo della guerra: Imperial War Museum. Lo si chiama qui familiarmente con la sola sigla: IWM. Ha l’aspetto di una cattedrale dall’esterno, quasi fosse un tempio per il dio Marte. All’interno, vi attende un viaggio appassionante tra la prima e la seconda guerra mondiale, le guerre inglesi nel mondo e la Shoah. Racconti e scenografia di eccezione. All’esterno, invece, andandovene, vi colpirà in mezzo al prato un pezzo di muro di Berlino. Un’enorme scritta di tipo murales vi si stampa subito negli occhi: “Change your life.”








