VIVERE OLTREFRONTIERA

27 janvier 2012

giornata dei migranti

la parabola dell’accoglienza

 

 

 

Ho vissuto la giornata mondiale dei migranti in un’accogliente parrocchia veneta provenendo da una metropoli, ora prima linea di combattimento dell’emigrazione dei nostri giovani italiani

 

 

Partito dalla multiculturale e stressante Londra, dove vivo in una parrocchia italiana animata anche da una comunità  di portoghesi e di filippini, ho atterrato qualche giorno fa nel bel territorio trevigiano. Mi sono trovato in una chiesa parrocchiale dal campanile slanciato accanto a un castello signorile dall'aspetto antico e dalle superbe mura merlate: Roncade. Ho celebrato, allora, con don Filippo e il parroco don Valeriano la messa della giornata mondiale dei migranti.


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06 janvier 2012

auguri di migranti

happy new year!

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L’inizio d’anno è tempo di auguri anche a Londra. Mi scrive Boris, un giovane di Pontida, adottato felicemente da otto anni dal mondo multiculturale londinese: “Spero che i politici italiani si uniscano, invece di creare divisione.” Splendido augurio, cosciente forse di quello che si vive nella sua terra.

Altro augurio diretto agli italiani in patria è quello di Giordano, un brillante giovane veronese, capitato a Londra quasi per caso, come centinaia di altri nostri giovani e imbarcato in uno stage di giornalismo: “Auguro a me e a tutti i miei coetanei di avere fiducia in noi stessi, di vivere ogni giorno di questo 2012 con impegno, grinta e onestà, di fare le cose che amiamo e di farle con passione. 


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02 janvier 2012

tempo di augurio

chiesa

 

un augurio vero

 

Tanti auguri o stupende cartoline in questi giorni, arrivate dall’Italia e dalla Francia, mi hanno rallegrato e inquietato, allo stesso tempo.

L’augurio è sempre qualcosa di bello e di grande che accompagna un avvenimento, lo rende esplicito, lo fa particolare, accompagnando il nostro stesso modo di viverlo. Dall’Italia arrivavano auguri dipinti con la tavolozza della nostra sensibilità estetica: frasi dal registro poetico ampio, arioso, astratto, un po’ retorico. Dalla Francia, invece, un augurio sempre accompagnato da qualche riga veloce su ciò che il mittente ultimamente ha vissuto: occasione di una rapida e amichevole condivisione. 

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01 janvier 2012

in libreria da gennaio 2012

“Quadri di vita vissuta, guardata con l’occhio attento e libero
che sa andare oltre l’apparenza della superficie e arrivare  
in profondità,alla vera essenza di situazioni umane, all’anima"
 dalla Prefazione dell' Abate di Montecassino

 

Dio attende alla frontiera

EMI Editrice missionaria 2012

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Essere uomo di frontiera, colui che ha la lunga pazienza di cucirsi sulla pelle un vestito di terre e di cieli nuovi. Che si abitua a vedere paesaggi differenti, a spaziare nell’orizzonte dell’altro come una normalità. A vivere a fianco dell’altro con empatia, a oltrepassare i confini, nemici dell’umanità.

Ma contemplare, oggi, tutto questo, e' intravederne la forza segreta, riscoprire il medesimo e sempre nuovo volto di Dio: Colui che ti libera da te stesso. Il Dio dell’incontro. Colui che ti attende a ogni frontiera.

 

Riflessioni, come pagine di diario, suggerite dagli incontri quotidiani con migranti, con persone 'di frontiera' in cui, a Londra come in Marocco o a Parigi, l'autore ritrova tracce del volto di Dio. Esperienza viva, stimolante, trasformante. Anche per il lettore. Per andare al di la' di voi stessi, della vostra fede, del vostro mondo. 

 

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Presentazione_Libro

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21 décembre 2011

ultima domenica d'avvento

 

ite missa est

attendendo natale

 


È una mattina di domenica dall’aria fredda e pulita. Sbuco fuori a Notting Hill Gate, una bocca del metro londinese, e a pochi passi si sfiorano i mercatini di Portobello. Si coglie nell’aria qualche frase in italiano... i nostri sono sempre tra i primi frequentatori di questo posto, quasi per una strana devozione a una metropoli capitale dello shopping. Alla grande chiesa gotica di St Mary in the Angels mi accoglie una folta comunità cattolica, gente dei cinque continenti, nera e bianca, con i loro bambini, mentre assorbe assorta gli avvisi e la benedizione del parroco irlandese. Sciamano via tutti, poi, con fare veloce e tranquillo allo stesso tempo, mentre qualcuno sfiorandovi sussurra “Good morning”... Entra poi, alla spicciolata, un altro popolo. In pochi istanti, così, la chiesa vi sembra un meraviglioso pezzo di Portogallo. 



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05 décembre 2011

attualita' del muro di berlino

change your life

change your life

 

A due passi dalla nostra parrocchia italiana a Londra in Brixton Road, si innalza in tutta la sua maestosità su un prato verdissimo il museo della guerra: Imperial War Museum. Lo si chiama qui familiarmente con la sola sigla: IWM. Ha l’aspetto di una cattedrale dall’esterno, quasi fosse un tempio per il dio Marte. All’interno, vi attende un viaggio appassionante tra la prima e la seconda guerra mondiale, le guerre inglesi nel mondo e la Shoah. Racconti e scenografia di eccezione. All’esterno, invece, andandovene, vi colpirà in mezzo al prato un pezzo di muro di Berlino. Un’enorme scritta di tipo murales vi si stampa subito negli occhi: “Change your life.”



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03 décembre 2011

una parrocchia italiana a londra

Un anniversario di tutti i colori

coppia ragazzi portoghesi

Domenica 27 novembre: i missionari scalabriniani di Londra hanno celebrato il loro 124.mo anniversario di nascita. Lo hanno fatto in maniera originale com’era da aspettarselo, viva e multicolore. Fu, infatti, più di un secolo fa che Mons. Scalabrini inviava i primi suoi due missionari nelle Americhe, per assistere spiritualmente un’enorme massa di italiani emigranti. Per questi la vita veramente diventava un’avventura, a volte una tragedia: il loro destino era la terra e la lingua degli altri. La loro provvidenza, però, furono dei sacerdoti, grandi pionieri del nostro carisma: i missionari scalabriniani appunto.


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11 octobre 2011

a londra, in emigrazione

giovani che emigrano

 

“Tristissimo!” mi fa, con un’aria ancora più triste.

Daniela è arrivata a Londra da qualche giorno e mi descrive così il panorama italiano. Non quello fisico-geografico che resta pur sempre splendido. Ma quello degli animi, delle mentalità, delle situazioni sociali. E dalle sue parole avverti  un certo nascosto senso di tragedia. 

Antonella di Andria ritorna per la seconda volta a Londra, dopo avervi fatto un master tempo fa, è qui per ritentare la fortuna: in Italia non ha attecchito. Il Sud? “Un deserto!” ti risponde immediatamente. “Si è perfino stanchi di cercare lavoro, tanto non lo si trova. Non c’è nulla. Si lavora al nero, anzi - calcando il tono - un nero che più nero non c’è.” Accenna anche allo scadimento di valori: le ragazzine ormai desiderano fare le veline, i ragazzi i calciatori. E viene in sintonia, ti precisa, anche un vuoto culturale. “Ciononostante - mi fa con un’impennata di orgoglio meridionale - “no, non sono tutti così. C’è gente che vale, laggiù!” 

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28 septembre 2011

riflessione musicale

 

Il pifferaio magico

 



La comunità italiana a Londra, nella nostra parrocchia di Brixton Road, canta a vele spiegate. All’organo, un giovane missionario, un compositore pieno di entusiasmo e dinamismo musicale. Venuto dal profondo Sud, da una città di mare e di vento come Otranto, le sue radici sono poi cresciute a Roma, in Brasile e nella città internazionale di Ginevra, come missionario per gli emigranti. Molte comunità parrocchiali in patria cantano i suoi canti dal sapore tra il classico e il melodico: il suo segreto è interpretare l’anima di un popolo.

Dopo la messa italiana segue quella in portoghese: una nutrita comunità riempie completamente la chiesa e si cambia registro, timbro e lingua. L’entusiasmo, però, resta il medesimo. Francesco Buttazzo, il giovane missionario, accompagna allora alla chitarra il loro canto tradizionale mescolato alle arie dell’Atlantico, che ritrovano con lui una forza e uno splendore rinnovati.

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06 août 2011

pellegrinaggio in terra d'islam

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i monaci di tibhirine

 

Sembra di entrare in una suggestiva kasba berbera, con le sue torri all’entrata a disegno geometrico e i suoi muri ocra, ma il bel nome scritto in grande la tradisce: Notre Dame de l’Atlas. Ha ripreso lo stesso nome del monastero di Tiberhine e qui vivono ora i monaci trappisti. Il priore Jean-Pierre viene ad aprirmi, mostrando sempre un fare gioviale e una bella disponibilità: siamo a Midelt, su un altopiano secco e desertico nel cuore del Marocco.

Entro nella cappella monastica, sobria, raccolta e con un che di mistico. Accovacciato ai piedi dell’altare trovo l’altro Jean-Pierre, ormai più che ottantenne, ha gli occhi azzurri dell’Alsazia, l’unico sopravvissuto del famoso monastero in Algeria. Accomoda un vaso di rose, con una lentezza e una delicatezza tutte sue. Le conto, sono sette. Come i suoi fratelli martiri. Nel frattempo passa rapido un giovane monaco, Geoffroy, e gli scivola un complimento:“Sono belle le tue rose!” Le coltiva lui stesso nel mezzo del chiostro, come una preghiera. E, quasi per una sua piccola mania le raccoglie sette alla volta... come un inno alla vita.

(da Dio attende alla frontiera, EMI, 2012)


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